Lun. Set 21st, 2020

A P S E C

Associazione per la Promozione della Scienza dell'Educazione e della Cultura O.d.V.

Un pensiero sulla “Philia” di Fernando Sammarco

Ritengo di fare cosa gradita a tutti i nostri Soci ed occasionali visitatori, riportando un estratto del componimento del Prof. Fernando Sammarco dell’Associazione Culturale “I Leoni di Messapia, sulla “Philia”.

Aristotele usava talvolta il termine philìa per dare l’idea della forma unitaria, della concordia, sia fra gli uomini, sia fra gli elementi. Fu Pitagora che, però, impiegò per primo philia per accostarlo al termine sophia determinando in philosophia l’amore per la conoscenza. Philia per il saggio di Samo significava inoltre l’unione fra tutti coloro che esercitavano le virtù sul cammino dell’auto-consapevolezza. Lo stesso termine fu usato inoltre da Platone nel Liside, un dialogo sull’amicizia che è stato spesso sottovalutato dalla critica, ma che in realtà presenta una problematica molto ricca. In esso Platone fa il punto sulla questione dell’amicizia come era stata affrontata dal pensiero greco anteriore.

Una delle novità più rilevanti del testo è costituita dal fatto che, per la prima volta nella storia del pensiero, il tema dell’amicizia è posto su un piano speculativamente corretto ed approfondito. Il dialogo indica il principio del bene come condizione di ogni amicizia: il bene è il primo amico, per il quale tutto è amato, e solo esso è in grado di liberare dal male. L’amicizia risulta quindi come una forza che, a livello sia umano sia cosmico, crea unità tra gli esseri, spingendoli ad allontanarsi dal male per raggiungere quel bene che è il loro proprio fine. Il filosofo fa distinzione fra ciò che è solo apparenza e immagine e ciò che è realtà e precisazione fra una finta affettività ed un vero rapporto di amicizia e amore.”

Philìa, la quinta e certamente la più importante delle virtù pitagoriche, dopo fortezza, temperanza, sapienza e giustizia, è, certamente, anche un fondamento essenziale del moderno Ordine Sodale “I Leoni di Messapia”, libera istituzione sociale che si ispira al grande spirito di coesione etnico-culturale che caratterizzò la civiltà messapica per oltre tre secoli.

L’attuale adelphìa (fratellanza) de “I Leoni di Messapia” si traduce in quel legame spirituale che mette insieme diverse personalità dedite al raggiungimento di un fine comune: una migliore valorizzazione e promozione dei beni culturali, monumentali, artistici ed archeologici di un antico territorio, denominato Sallentìa. Come scrive il Dott. Eliano Bellanova, editore
dell’Araba Fenice – Magna Grecia, sulla rivista culturale
“Messaggio Salentino” (n.2), la philìa dell’epopea di Fernando Sammarco, “I Leoni di Messapia”ed in particolare modo “I Leoni di Messapia II – Il Cerchio di Fuoco”, è un percorso filosofico-teoretico che conduce alla sublimazione del concetto di fratellanza salentina, termine non abusato se si tiene conto delle prime fratrie
che caratterizzarono il territorio messapico.

Il Bellanova conclude asserendo che “la philìa del Cerchio di Fuoco
è simbolo di coraggio ed estrema bontà ed, inoltre, un intimo afflato che si esplicita in volontà, in diritto e dovere di essere, musica sublime dell’animo, pluricorde battito di ali per far conoscere ai lettori moderni l’insita e gloriosa realtà del mondo messapico”.

E proprio come le fratrie dell’antica Sallentìa, i membri
dell’odierno Sodalizio I Leoni di Messapia guardano al loro passato con orgoglio e rivolgono lo sguardo al presente con rinnovata passione e con la speranza di coloro che auspicano la rinascita
di una nuova Grande Messapia.

Estratto dal Discorso sulla Philia di Fernando Sammarco

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