Santa Irene tra le due pestilenze

Di Stefania Carofalo

Il culto per Santa Irene a Lecce ha origini antichissime[1] ed è vivo tutt’ora, anche se la devozione come Santa Patrona ebbe una durata solo di 190 anni più precisamente dalla pestilenza del 1466 a quella del 1656.

Santa Irene fu eletta Patrona di Lecce nel 1466 quando il contagio della peste nera che colpì Costantinopoli, arrivò a Lecce causando la morte di molte migliaia di persone[2].

La Chiesa imputò il morbo alla nefandezza in cui versava l’essere umano, sostenendo che esso ne fosse la punizione divina e che per fermare la moria bisognasse pregare e affidarsi a Santa Irene affinché intercedesse col Divino.

La devozione crebbe, tanta era la speranza di credere che tutto sarebbe andato bene e che la Santa avrebbe tutelato la salute dei leccesi, come una madre fa con i suoi figli.

Al cessare della pestilenza la devozione dei fedeli per Santa Irene raggiunse i massimi livelli e così una “Chiesuccia” a Lei dedicata fu voluta dai leccesi e venne edificata nel 1482, nell’isola del governatore[3], ora non più esistente, e un’altra più grande fu costruita successivamente (1591 – 1639) lì dov’è tutt’ora, su Corso Vittorio Emanuele II, detta anche “dei Teatini”.

Prospetto  Chiesa
Lecce Chiesa di Santa Irene detta “dei Teatini”

Per rafforzare ulteriormente il potere e il sentimento religioso era necessario avere qualcosa in più e questo era costituito dal grande tesoro delle reliquie nonostante che a Lecce il monastero di Santa Croce (dei Celestini) custodiva già dal 1410 ca. la Sacra Reliquia (un piccolo osso della mano) procurata, in segno di devozione dal Re Ladislao, e conservata in un vaso del prezioso metallo[4]

Sul vaso una iscrizione in greco antico così tradotto dal teologo gesuita Antonio Beatillo:

La Reliquia, ò Signore, della tua santa vincitrice, (cioè martire) Irene la gloriosa, la quale è qui posta in aiuto di tutti quelli, che patiscono rigore (febbre)[5]

Testo iscrizione in greco antico
Iscrizione sul vaso contente la reliquia di S.Irene

Dopo la prima pestilenza entrano in gioco due personalità importanti e un orecchio malandato. Sono due uomini di chiesa, due Gesuiti, due Santi, rispettivamente Santo Bernardino Realino e Santo Roberto Bellarmino e l’orecchio è quello di quest’ultimo.

Due ritratti affiancati di uomini religiosi anziani
Santo Roberto Bellardino e Santo Bernardino Realino.
Foto tratte dal sito archiviopug

Santo Realino apprende per lettera del problema che affligge Santo Roberto, inizia una continua corrispondenza[6] tra i due e Realino consiglia Roberto di affidarsi a Santa Irene per avere la grazia e ottenere la guarigione ma, oltre alla preghiera consiglia quanto sia necessario appoggiare sull’orecchio la bambagia odorosa che era stata in contatto con le ossa della Santa. Nel 1605 inizia quindi la trattativa per farle arrivare a Lecce.

Ecco che un altro ordine religioso, i Teatini, si dà da fare per accaparrarsi le reliquie.

Il culto di Santa Irene di Tessalonica da parte dei Teatini è precedente a quello dei Gesuiti e quindi si accende una sorta di competizione per garantire e rafforzare la loro presenza e potere in città oltre che il cuore dei fedeli. Le Reliquie della trattativa dei Teatini arrivano da Roma e precisamente dal cimitero di San Sebastiano, dove furono scoperte nel 1605, furono portate nella Chiesa dei Teatini[7].

Altare  Reliquiario con nove busti e colonne tortili
Chiesa di Santa Irene, interno con altare e reliquie

La bambagia odorosa dei Gesuiti era invece custodita nella cappella a lei dedicata all’interno della Chiesa del Gesù, ma la competizione era molto accesa e nel 1609, nelle catacombe romane, fu ritrovato il corpo “Abrugiato” di Santa Irene e riuscirono a portarlo a Lecce sostenendo che fosse della “vera” Irene.

Ma perché le spoglie di Santa Irene si trovavano a Roma? A chiarire questa incognita è Antonio Beatillo, gesuita anch’esso, che sostiene nel suo libro sulla Historia di S. Irene, che il 5 maggio del 304 d.C. lo stesso giorno del martirio, il corpo di Irene, e quello di altri martiri romani, furono trasferiti Roma e seppelliti nei cimiteri[8]

Copertina libro antico con scritte con simboli religiosi
Copertina libro di Antonio Beatillo

Torniamo a Santo Roberto, che prova a poggiare le bambagie sull’orecchio malato e a pregare senza ottenere alcun giovamento.

Giungiamo al 1656 ecco che la peste che aveva colpito il Regno di Napoli contagia il territorio e si teme per Lecce, per via dei forestieri e paesani che, fuggendo da Napoli, avrebbero portato la peste in città, che già aveva subito il terribile morbo nel 1466[9], Ma che, stavolta, risparmia Lecce e provincia[10]. Si continua a pregare ma stavolta, per volere di Luigi Pappacoda, la nostra Santa viene declassata a compatrona e al suo posto viene proclamato Sant’Oronzo, con S. Giusto e S. Fortunato con la frase “Nuovi Santi per nuovi inizi”[11].

Santa Irene di Tessalonica si festeggia il 5 maggio[12] con una piccola fiera vicino alla sua chiesa caratterizzata dalla presenza di artigiani che lavorano la terracotta.


[1] BEATILLO Antonio: Historia della vita, morte, miracoli e traslazione di Santa Irene da Tessalonica Vergine, e Martire  Stamperia Tarquino Longo Napoli 1609  p.83 e p.298

[2] CONIGER Antonello: Cronache Recoglimento de più scartafi p.14

[3] DE SIMONE Luigi Giuseppe: Lecce e i suoi monumenti. La Città  vol primo Campanella  1873 Lecce p.69

[4] BEATILLO cit. p.302 e p. 314

[5] BEATILLO cit. p. 320

[6] https://gate.unigre.it/mediawiki/index.php/Page:EBC_1607_10_29_0707.pdf/1 e seguenti

[7]INFANTINO Giulio Cesare: Lecce Sacra ed. Pietro Micheli, 1634, Lecce p.188

[8] BEATILLO A. Op Cit. p 391

[9] BOZZI Carlo:I primi martiri di Lecce, Giusto, Oronzio e Fortunato. Storia scritta nel 1672. Napoli, 1835p.103

[10] Idem p. 135

[11] BEATILLO P.354

[12] BEATILLO p. 413

Admin2

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Controllo * Time limit exceeded. Please complete the captcha once again.

Next Post

È morto Luis Sepulveda di coronavirus: “la gabianella non volerà più!”

Gio Apr 16 , 2020
Di Pierfranco Bruni. “Quegli occhi verdi nascondevano il balsamo per eludere i sogni”  “Diario di un killer sentimentale” di Luis Sepúlveda.Un grande del linguaggio nella vita della scrittura. Come co­munita umana e come comunità di scrittori siamo vicini alla sua sofferenza, alle sue difficoltà, in questo particolare momento che coinvilge tutti. Mi riferisco a Luis Sepulveda. Di lui voglio […]
Luis Sepulveda La Gabbianella e il gatto

Per offrirti un'esperienza di navigazione sempre migliore, questo sito utilizza cookie propri e di terze parti, partner selezionati. I cookie di terze parti potranno anche essere di profilazione. Se vuoi saperne di più e ricevere indicazioni sull'uso dei cookie, o se vuoi negare il consenso all'uso dei cookie, clicca qui.Cliccando su Accetto presti il tuo consenso all'utilizzo dei cookie impiegati dal nostro sito oppure proseguendo nella navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi