Santa Irene, la sua Torre e lo stemma cittadino di Lecce

disegno- schizzo  di torri con simboli e stemma cittadino
Riassunto grafico della storia a cura di Stefania Carofalo

di Stefania Carofalo

Cosa centra Santa Irene con lo stemma cittadino di Lecce?

Nel mio articolo su Santa Irene tra le due pestilenze ho raccontato a grandi linee la storia della nostra compatrona tra il 1466 e il 1656 anche se il culto per Irene ha origini antichissime e in qualche modo influenza non solo la vita religiosa ma anche quella civile.

Facciamo un passo indietro rispetto al periodo in cui fu patrona. Nel 1114 il Vescovo Formoso, per dare un segnale forte alla devozione dei fedeli, fece costruire il vescovato dedicato alla Beatissima Vergine Nostra Signora e il Conte Goffredo d’Altavilla eresse il campanile, somigliante alla torre coronata in cui Irene fu rinchiusa dal padre all’età di sei anni a Tessalonica[1] ,in Grecia.

Disegno di piazza chiusa con chiesa torre campanaria e vescovato

Piazza Duomo con la Torre campanaria dedicata a S. Irene in una rara immagine seicentesca con la cattedrale e la torre campanaria affianco alla facciata principale[2].

La torre di Irene era alta cinque piani a pianta quadrata, molto ampia e il campanile ne riprendeva le caratteristiche anche se di dimensioni più contenute. Nel 1230 crollò il tetto della torre[3] e successivamente fu ricostruita uguale alla precedente. Ancora una volta il campanile a causa della sua fragilità nel 1574 manifestò gravi lesioni e si rese necessario abbatterlo e riedificarlo tra il 1661-82[4]

In quei tempi, la torre campanaria così alta era considerata segno di devozione religiosa, segno di potere della Chiesa o di un determinato ordine religioso rispetto agli altri, ma potrebbe anche avere avuto la funzione di controllo del territorio in caso di avanzata nemica[5], o ancora come punto di riferimento ai naviganti che da Otranto si dirigevano verso Brindisi[6]

Una testimonianza raccolta dallo scrittore G. C. Infantino nel suo libro Lecce Sacra del 1634,

Frontespizio libro con santi e stemmi
“Lecce Sacra” di Giulio Cesare Infantino

sull’ipotesi che la torre fosse un punto di avvistamento per l controllo della città, ne da certezza:

“…vi tenea la città di Lecce salariato un’huomo per guardia: poiché di la, per esser la città di Lecce posta fra due mari, il Ionio e l’Adriatico (a guisa della città di Corinto posta anch’ella fra due mari, che i Greci nomano Ismo) facilmente scoprendo ambi i mari la sentinella, potea la città esser’avvisata d’ogni sospetto d’armata nemica, e d’ogn’altro sinistro avvenimento. Quindi avviene, che ogni sera in quella Cathedrale dopo l’ultimo tocco dell’Ave Maria si da un segno di campana, nel qual segno la sentinella era obligata ascendere sul detto campanile, per tal’effetto; il qua l segno si dà fino al tempo d’hoggi”[7]

Torniamo all’emblema cittadino

Intanto anche lo stemma cittadino con la lupa passante davanti al leccio venne sostituito da uno scudo con la Torre coronata di Irene[8]: ecco che il simbolo di devozione religioso coincide con quello civico.

Scudo scolpito con torre

Lo stemma cittadino con la torre su uno scudo è rappresentato in una scultura custodita nel museo Provinciale Castromediano[9].

Possiamo ammirare questo stemma anche su un capitello nella cripta della cattedrale

Capitello con torre coronata e volti

Capitello con l’emblema civico del campanile coronato della cripta della cattedrale (1517) [10]

Nel XVI secolo Lecce fu colpita da numerosi fulmini e saette che fecero crollare buona parte della Torre del duomo[11], questo evento fece vacillare la fede per la Santa che doveva proteggere la città soprattutto dai fulmini.

Anche lo stemma cittadino abbandona Irene, non per mancanza di devozione, quanto perché i “Padroni del Regno di Napoli” non avrebbero riconosciuto i privilegi acquisiti dalla città che erano contrassegnati con le vecchie insegne con la Lupa e la Quercia[12].

A questo proposito De Simone da una diversa spiegazione nel suo libro  “Lecce e i suoi monumenti”:

Ci siamo soffermati, adducendo autorità e confronti, sul geroglifico principale dell’Arme di Lecce, per togliere dalle menti dei nostri concittadini un errore comune; del quale sono stati autori i nostri eruditi del XVI secolo. Essi sognarono chela città avesse per certo tempo smesso l’Arme antica per adoperare altra con la Torre della Chiesa Vescovile di Lecce, che ritenevano, per meravigliosa oltre ogni credere, unica in Italia, ed eretta a somiglianza di certa altra, che dicevano innalzata in Tessalonica ad onor di quella Santa Irene, che poi fu scelta a patrona di Lecce.Aggiunsero che per tornare al pristino le cose, la città avesse elevato a sua Arme la Lupa sotto la quercia. Peccato che non vi apposero i Gemelli poppanti! La smania del classicismo e la boria del XVI secolo guastò questa non solo, ma altre molte memorie de’ nostri luoghi[13]

Scudo coronato con albero con ghiande e lupa

Blasonatura: d’argento alla lupa passante di nero, attraversante il fusto di un albero di leccio di verde, sradicato e ghiandifero d’oro ( R.D. del 20 aprile 1942)

Torniamo al campanile che si dimostrò fragile e le lesioni del 1574 erano tali da rendere necessario abbattere la torre campanaria, la torre divenne campanile costruito nel 1661 e terminato nel 1682[14].

Il campanile fu interamente ricostruito nella posizione attuale perché dall’illustrazione contenuta nel libro di Infantino, la Torre di santa Irene svettava a destra del prospetto principale del Duomo.

Il campanile attuale può essere considerato un compendio di devozione ricordato nelle epigrafi sui primi tre piani: il piano terra è dedicato alla Madonna dell’Assunta, sopra a questo la dedica ai Santi Oronzo, Giusto e Fortunato e il terzo è quello della nostra cara S. Irene che difende la città dai fulmini.

Targa con iscrizione scolpita

Una bella immagine di Santa Irene patrona di Lecce sul frontespizio del Breviarum Liciense del vescovo Roberto Volturio[15] del 1254 e pubblicato nel 1526 è così descritta da De Simone nel suo libro Lecce e i suoi monumenti.

Disegno di donna coronata con mano su torre che protegge la città fortificata e tre uomini con mani giunte

V’è l’immagine di S.º Irene, allora protettrice di Lecce: la Santa è all’impiedi, coronata, con lunghi capelli, che piovonle sulle spalle e sul petto; nella mano destra ha una lampada ardente, la sinistra è stesa sul Campanile della Città che, turrita, è disegnata a suoi piedi. Sul davanti, a destra della Santa, tre oranti: il primo da lunghi capelli e lunga barba, il secondo sbarbato e chiercuto, dai capelli corti, il terzo ancora con barba e da capelli rasi: il primo in abito alla spagnuola colle maniche a sgonfii, ei due altri in roboni talari. Sopra si legge l’iscrizione seguente: Sancta Erina D. (Domina) Lycii.[16]

Dopo aver letto dei tre oranti, provate a immaginare chi potessero essere.




[1] BEATILLO A. Historia della vita, morte, miracoli e traslazione di Santa Irene da Tessalonica Vergine, e Martire  Stamperia Tarquino Longo Napoli 1609, p.299

[2] G.C. INFANTINO Lecce Sacra, Ed. Micheli,  Lecce, 1634 s.n.

[3] BEATILLO cit. p. 300

[4] FAGIOLO M. CAZZATO V. Le città nella storia d’Italia LECCE. Editori Laterza Bari 1988, p.28

[5] L.G. DE SIMONE Lecce e i suoi monumenti: La Città  vol primo ed. Campanella, Lecce 1873, p.100

[6] Idem p.102

[7] G.C. INFANTINO Lecce Sacra, Ed. Micheli,  Lecce, 1634 p. 4

[8] BEATILLO cit. p.301

[9] M.FAGIOLO, V.CAZZATO cit. p.28

[10]  FAGIOLO, CAZZATO  p.28 foto Guido

[11] BEATILLO cit. p 301

[12] BEATILLO p. 301

[13] DE SIMONE p.250, 251

[14] FAGIOLO, CAZZATO idem1988, p.28

[15] De SIMONE cit. p.55

[16] DE SIMONE cit. p.98

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