Ven. Ott 23rd, 2020

A P S E C

Associazione per la Promozione della Scienza dell'Educazione e della Cultura O.d.V.

“Roméi d’Occidente, una storiografia da riscrivere” Un libro di Francesco Manni.

Contesto storico bizantino e tardo in Terra d’Otranto tra VI e XVIII secolo;
-Macarìe soletane.
Elementi di “magia” colta e popolare nel substrato storico e antropologico di un chorion greco-salentino e nella biografia del “mago” di Soleto Matteo Tafuri.

Per chi fosse interessato, il libro è appena stato pubblicato .
Può essere acquistato sia in formato cartaceo che digitale (PDF, ebook).

ROMÉI O BIZANTINI? UN PO’ DI CHIAREZZA

Brano tratto dal libro: Romei d’Occidente. Una storiografia da riscrivere e Macarie soletanedi Francesco Manni

Ovviamente, intitolandosi il presente lavoro Roméi d’Occidente:una storiografia da riscrivere, è d’obbligo iniziare la narrazione chiarendo la differenza tra i due termini “roméo” e “bizantino” e i motivi per il quale in Occidente sia nato in un periodo molto tardo la consuetudine di usare il secondo per definire l’antico impero romano con capitale a Costantinopoli.Per una mera convenzione adottata in tempi moderni con il termine “Impero bizantino” si intende una ben precisa entità statale che per un periodo molto lungo ha occupato essenzialmente la parte orientale del mar mediterraneo.Tale impero, di fatto, nasce nello stesso momento in cui Costantinopoli viene fondata dall’imperatore Costantino nel IV secolo d.C. sul luogo dove sorgeva una colonia greca molto più antica che veniva chiamata Bisanzio.Fu lo stesso fondatore morto nel 337 a nominare la città col suo nome anche nota come Nuova Roma ed elevandola a nuova capitale di tutto l’impero sia orientale che occidentale.Dalla fondazione sino al 1204 l’impero “bizantino” fu la vera luce del mediterraneo insieme al concorrente impero arabo.In questa data gli occidentali della IV crociata deviarono il loro percorso, in origine diretto a Gerusalemme, verso la città imperiale al fine di impadronirsi dei suoi enormi tesori e saccheggiarla.Il dominio “franco” durò sino al 1261 quando gli stessi “bizantini” riuscirono a riconquistare la città restaurando l’antico impero.

Naturalmente, come ben noto, tale situazione politica rimase invariata sino al 1453, anno in cui gli ottomani assediarono la capitale e una volta presa decretarono il tramonto definitivo di ciò che rimaneva dell’antico impero romano.In Occidente, principalmente a causa dei forti contrasti politici tra papato e Basileuse quindi ad una evidente volontà di cancellare la storiografia di questa parte importantissima del mediterraneo, di fatto, non si riesce a percepire l’enorme influenza della cultura, dell’arte e dell’economia che essa ha avuto anche nell’Europa latina.Fra l’altro, la Nuova Roma, ha protetto per secoli tutto l’Occidente dai pericoli delle invasioni delle popolazioni provenienti dall’Asia.Nonostante ciò, lo stesso nome “impero bizantino” è frutto di una denigrazione occidentale ed è di fatto un insulto.

Tale modo di definire l’antico impero romano fu coniato nel XVIII secolo da alcuni intellettuali francesi (1) capeggiati da Montesquieu.Questo “circolo” vedeva nell’antica eredità ellenica e romana un importante punto di riferimento nella genesi della politica e della cultura dei loro tempi.Nel periodo dei “lumi” tutto l’apparato intellettuale vedeva nel medioevo un era di corruzione e decadenza e naturalmente considerando che in questa fase storica l’Impero di Costantinopoli era all’apice della sua potenza, esso veniva visto come il simbolo di tali nefandezze.Lo stesso Montesquieu, benché avesse scritto proprio una storia dell’Impero di Costantinopoli, per i pregiudizi prima menzionati, si rifiutava di assegnare ad esso i nobili nomi di greci (elleni) e romani e decise, partendo dall’oramai desueto nome della città di Bisanzio, di definirlo come noi oggi lo conosciamo ossia bizantino.E ben noto poi come in occidente tale termine abbia assunto connotati del tutto negativi divenendo sinonimo di disonestà e decadenza.Viceversa, le popolazioni vissute nell’alveo dell’Impero bizantino non hanno mai conosciuto tanto meno usato tale termine in quanto si sono sempre riconosciute con l’appellativo di romani.

Con lo spostamento nella capitale sul Bosforo, di fatto, anche l’identità romana si è sempre più allargata verso l’impero d’oriente.Nell’89 a.C. una legge aveva dapprima concesso la cittadinanza romana a tutte le genti italiche. Successivamente nel 212 d. C. l’Imperatore Caracalla dichiarò che ogni cittadino libero risiedente nell’impero doveva considerarsi cittadino romano.Anche se in oriente la lingua maggiormente parlata era il greco, il latino era quello usato nei documenti ufficiali e l’idea di cittadinanza aveva coinvolto larghi strati della popolazione.Da ciò, i cittadini di lingua e cultura greca erano orgogliosi di considerarsi e far parte dell’Impero e in latino venivano definiti romani, in greco romaioi e in oriente l’espressione imperium romanorum (dominio dei romani) lasciò sempre di più il posto al termine Romània (terra dei romani). Il nome classico di elleniandò sempre più in disuso anche perché con l’ufficializzazione della religione cristiana alla fine del IV sec. d. C. tale termine assunse un nuovo significato in quanto con esso si indicava la popolazione che adorava ancora le divinità classiche e studiava la filosofia pagana.Nella seconda metà del IV sec. D.C. l’Imperatore Giuliano II (361-363) cercò di fermare l’oramai inarrestabile ascesa della nuova religione cristiana e proprio per tal motivo fu chiamato l’elleno.

Cartina dinamica dell’Impero Romano d’oriente

Da quel momento in poi il termine assunse proprio il significato legato a chi abbracciava e studiava la filosofia neoplatonica e adorava ancora gli dei olimpici.Alla fine del IV secolo l’Imperatore Teodosio (379-395) stabilì che il Cristianesimo dovesse essere l’unica religione dello stato.Naturalmente, a seguito di tale decisione, il numero di pagani nell’impero diminuì in maniera radicale anche perché, di fatto, le persecuzioni che i cristiani avevano subito nei primi tre secoli le restituirono con gli interessi verso gli antichi dominatori proprio dalla fine del IV sec. d. C. in poi.Quindi la parola elleno non solo andò in disuso ma per parecchi secoli ha avuto una pessima reputazione.Per tale motivo i popoli di lingua greca assunsero pressoché in forma definitiva la nomenclatura di romaioi. Il termine, come già detto in precedenza, sarà usato in maniera ininterrotta sino al 1453 quando Costantinopoli cadde sotto i turchi di Maometto II.Da quanto sopra esposto, quello che oggi noi chiamiamo Impero Bizantino dovrebbe essere meglio definito con il più consono appellativo di Impero dei romei, dal greco Basileia romaion.

Nel medioevo gli occidentali si riferivano all’impero romano proprio col termine di Romània(terra dei romani).Ravenna dal VI all’VIII secolo fu capitale dell’esarcato d’Italia sino alla conquista longobarda del 751 d. C. e tutta la sua regione interna era direttamente governata dall’autorità imperiale.Di fatti, per le genti lombarde e germaniche quest’area era la Romània.Ecco il motivo per il quale ancora oggi la stessa regione viene definita Romagna.Nel periodo della conquista latina di Costantinopoli a seguito della IV crociata (1204-1261) i franchi elessero un imperatore col titolo di Imperator Romaniae (Imperatore della Romània).L’Imperator Romaniae era però distinto da quello usato in Europa occidentale dai discendenti di Carlo Magno fondatore del Sacro Romano Impero che si definivano Imperator romanorum.I futuri imperatori del Sacro Romano Impero nel frangente che separava l’incoronazione in Germani da quella del papa a Roma si definivano Rex romanorum (Re dei romani)Quando Baldovino I proprio a seguito del citato regno latino a Costantinopoli fu incoronato, non osò mai usare l’appellativo di Imperator romanorum che avrebbe suscitato le ire del papa ma quello di Imperator Romàniae ossia per l’appunto Imperatore della Romània.In occidente solo il papa si arrogava il diritto di eleggere l’Imperatore dei romani.Nel 1508 papa Giulio II autorizzo il Rex romanorum a definirsi Imperator romanorum electus (Imperatore romano eletto) senza che vi fosse la necessità di essere incoronato a Roma.

L’ultimo degli Imperator romanorum electus abdicò nel 1806.Note1) [Uno tra i primi ad avere utilizzato il termine “bizantini” per definire i romano-orientali è stato Charles Du-Fresne Du Cange (Amiens 1610 – Parigi 1668).

Egli “per primo studiò sistematicamente la storia di Bisanzio e dell’Oriente latino, lasciando una fondamentale Storia di Costantinopoli sotto gli imperatori francesi (1657) e vari appunti da cui Rey trasse, nel 1863, le Famiglie d’Oltremare. Curò inoltre l’edizione di numerose fonti storiche importantissime, tra le quali la Storia di san Luigi, di Joinville e l’Epitome storica (o Sinossi storica) del “bizantino” Zonara. La sua fama resta tuttavia legata soprattutto al Glossarium mediae et infimae latinitatis (1678), strumento medievale, e al Glossarium mediae et infimae graecitatis (1688)”. Cfr. Rizzoli Larousse, Enciclopedia Universale, V, Rizzoli, 1967, voce ”Du Cange”.Perché Du Cange ha coniato il nome “bizantini” per definire i romano-orientali? La risposta l’ho ottenuta interpellando direttamente l’autore: “Ducange era uno studioso francese vissuto al tempo di Luigi XIV. I suoi lavori non sono pubblicati da tempo e sono difficili da reperire al di fuori delle maggiori biblioteche francesi. Ducange scrisse sotto l’influenza della cultura rinascimentale. Gli storici che lavoravano nell’alveo rinascimentale pensavano alla storia ordinandola in tre fasi:

  • la fase classica dell’ antichità greca e romana, periodo di gloria terminato con la caduta di Roma;
  • la fase medievale, periodo d’oscurità e di declino;
  • la fase moderna, periodo di riabilitazione nel quale rifioriscono le antiche virtù.

Inseriti in questo schema ideologico di pensiero, Ducange e i suoi contemporanei non potevano accettare che i ”bizantini” fossero ”greci” o ”romani”, visto che, sotteso ai termini ”greci” e ”romani”, c’era il glorioso periodo classico terminato con la caduta di Roma. In aggiunta a ciò si sovrappose il pregiudizio religioso: la cattolica Francia guardava alle Chiese Ortodosse d’Oriente come a quelle maggiormente scismatiche ed eretiche”.Ripercorrendo la storia, il primo a negare il nome ”romano” ai romano-orientali è stato Carlomagno definendoli con il termine ”greci”.

Il cambiamento di nome era imposto per dimostrare che non doveva esistere più alcuna parentela tra i romano-occidentali (di lingua prevalentemente latina) e quelli orientali (di lingua prevalentemente greca). Da ciò seguiva che i primi erano obbligati a soggiacere sotto l’autorità politica franca e a non rifererirsi più al loro legittimo Imperatore costantinopolitano. Inoltre chiamare “greci” i romano-orientali significava non considerarli neppure cristiani visto che, al tempo, il termine romano era sinonimo di cristiano mentre il termine “greco” era sinonimo di ”pagano”. Dopo Carlomagno segue il cambiamento di denominazione operato da Du Cange.

Nel suo periodo, infatti, il termine “greco” non ha più un valore dispregiativo perché il modello che l’intellettuale deve seguire non è più quello cristiano-medievale ma quello antico-pagano. Ecco allora che, non potendo più definire i cristiano-orientali ”greci” e ancor meno ”romani”, in mancanza di alternative si applica ai romano-orientali il termine “bizantini”, termine ancora oggi acriticamente utilizzato. N.d.t.]

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