Lun. Ago 3rd, 2020

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Associazione per la Promozione della Scienza dell'Educazione e della Cultura O.d.V.

L’Eleganza mortale ai tempi della regina Vittoria

In quel tempo i pericoli per la vita, per la salute di uomini e donne era rappresentata proprio dall’uso di cosmetici al piombo, abiti velenosi, tessuti infiammabili e infetti.

Uno dei colori più alla moda dell’epoca vittoriana era il verde. Dagli abiti alle suppellettili, veniva usato per rivestire molti oggetti di uso comune. Peccato che per crearlo si usasse una miscela di potassio e arsenico, velenosissima: nel 1860, un rapporto commissionato dalla Ladies’ Sanitary Association scoprì che solo in un solo cappello c’era arsenico sufficiente per avvelenare 20 persone. Secondo il British Medical Journal una donna dell’epoca “aveva sulla gonna veleno sufficiente per uccidere tutti gli ammiratori che avesse incontrato in una mezza dozzina di sale da ballo”.

Nessun uomo di classe agiata in epoca vittoriana usciva senza il suo cappello. Peccato che molti di essi fossero realizzati con il mercurio. Secondo la storica del costume Alison Matthews David: «I suoi effetti nocivi erano conosciuti, ma l’uso del mercurio era il modo più economico e più efficace per trasformare pellicce di conigli e lepri in feltro malleabile». Si tratta di una sostanza estremamente pericolosa: può rapidamente entrare nel corpo attraverso la pelle o l’aria, e in caso di avvelenamento può provocare una serie di effetti sulla salute come convulsioni, crampi addominali, tremore, paralisi, problemi riproduttivi.

Modo di vestire al tempo della regina Vittoria

L’abbronzatura non andava di moda durante l’epoca vittoriana: il colorito s’addiceva ai detenuti impegnati nei lavori forzati all’aperto e, soprattutto, non era indice di “purezza razziale”. Per questo le donne della ricca borghesia vittoriana si sottoponevano a lunghe sedute di trucco per accentuare il proprio pallore. Tra i belletti utilizzati per raggiungere lo scopo, si usavano cosmetici a base di piombo, che potevano provocare anche paralisi e disturbi nervosi. Nel 1869, uno dei fondatori della American Medical Association, ebbe in cura tre giovani donne che dopo aver utilizzato dei trucchi a base di piombo, avevano avuto una paralisi del nervo radiale, perdendo temporaneamente l’uso delle mani.

Se oggi ci lamentiamo dell’igiene delle grandi città, all’epoca vittoriana avremmo dovuto fare i conti col fango e gli escrementi per le strade che finivano per attaccarsi alle lunghe gonne delle signore, portando batteri e germi nelle case. Non solo: a confezionare gli abiti erano spesso sartine e operai che vivevano in condizioni di estremo degrado. Sempre secondo la storica Alison Matthews David, la figlia del primo ministro vittoriano Sir Robert Peel morì dopo aver indossato un bel vestito regalatole dal padre: era stato confezionato da una povera sarta che aveva usato la stoffa per coprire il marito ammalato mentre giaceva a letto coi brividi di una febbre indotta dal tifo.

Il cotone bianco così popolare nel 19° secolo era pericoloso sia per chi lo produceva (gli schiavi), sia per chi lo indossava perché era altamente infiammabile. Nella sua versione più elegante, il tulle prendeva fuoco rapidamente. E fece anche vittime famose come la ballerina britannica Clara Webster che morì nel 1844, dopo che il suo vestito prese fuoco in teatro. Ma anche il cotone delle camicie da notte e della biancheria intima era infiammabile. E in un’epoca in cui ci si faceva luce con le candele, il fuoco era un elemento assai presente nella vita di tutti i giorni.

 I cappelli delle donne erano spesso addobbati con piccoli uccelli imbalsamati. A parte la strage di volatili in nome della moda, la prassi dell’imbalsamazione prevedeva all’epoca un copioso uso di arsenico e altri prodotti velenosi. Finché nel 1887, alcuni esperti di moda iniziarono a criticare lo stile ferale dei copricapi con uccelli e se ne videro sempre meno. Ma prima di finire negli sgabuzzini dei negozi fecero molte vittime inconsapevoli.

Testo di Eugenio Spagnolo

Tratto dal sito: https://www.focus.it/cultura/storia/leleganza-mortale-dellepoca-vittoriana?gimg=6#img6

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