Ven. Set 25th, 2020

A P S E C

Associazione per la Promozione della Scienza dell'Educazione e della Cultura O.d.V.

“La lupa” novella di Giovanni Verga, lettura e commento di Giovanni Teresi

La gnà Pina, la Lupa del titolo, emerge dal racconto quale incarnazione di una sessualità istintiva e animalesca. E’ immagine di una femminilità primitiva, inquietante, incontrollabile; come tanti personaggi femminili della precedente narrativa mondana di Verga (per esempio Narcisa Valderi di Una peccatrice), anche la gnà Pina è, prima donna, maga, maliarda, sirena. Ma le sue armi non sono più quelle artificiose del fascino o della cultura: in lei il narratore verista disegna un’inclinazione delle forze più segrete e potenti della natura. La Lupa appare in sostanza una sorta di donna-bestia o di donna-demone, in cui prendono forma e corpo le forze inconsce dell’istinto. Contro di esse non c’è rimedio o esorcismo che tenga: l’uomo (in questo caso il giovane Nanni) non può che rimanerne semplice strumento e, insieme, vittima.

Era alta, magra e aveva soltanto un seno vigoroso, questa era la gnà Pina, chiamata dalla gente del posto la lupa perché non era sazia di niente.
Le donne come la vedevano passare si facevano la croce perché avevano paura che portasse i propri figli e mariti a peccare con lei. La lupa aveva una figlia di nome Maricchia, che era una bella ragazza ma soffriva molto, perché avendo una madre così snaturata nessuno l’avrebbe presa in moglie anche se aveva una buona dote.


Un giorno la lupa si innamorò di un giovane che era tornato dal servizio militare e lavorava nei campi vicino alla sua casa, questo ragazzo si chiamava Nanni. Successivamente la lupa disse a Nanni quello che provava per lui ma egli le rispose che non voleva lei ma sua figlia Maricchia. La lupa sentendosi dare quella risposta scappò con le mani nei capelli e non si fece vedere per alcuni mesi. Quando arrivò la stagione degli ulivi la lupa si convinse a dare in sposa sua figlia, la prese di forza e la portò da Nanni; lui accettò, anche se Maricchia non era molto d’accordo. Dopo il matrimonio Nanni e Maricchia andarono a vivere nella casa della lupa. Ella nonostante tutto continuava ad amarlo e a corteggiarlo e alla fine lui cedette. Maricchia in un primo momento subì la situazione, ma un giorno stanca disse alla madre che se non la smetteva di importunare il marito sarebbe andata dal brigadiere; la madre non l’ascoltò e così Maricchia andò dal brigadiere a cui chiese di allontanare la madre dalla casa. Il brigadiere chiamò Nanni e lo minacciò dicendogli che lo avrebbe mandato in galera, lui si difese dicendo che la lupa era una tentazione continua e che voleva essere aiutato a uscire da quell’inferno.

Il brigadiere parlò anche con la lupa ma lei disse che da quella casa che era sua non se ne sarebbe andata. Un giorno Nanni, mentre lavorava fu colpito dal calcio di un mulo e rischiò la vita. Il prete disse che finché la lupa non se ne fosse andata non lo avrebbe confessato, così la lupa se ne andò. Dopo esser guarito, per un po di tempo le cose andarono bene, ma visto che Nanni sopravvisse ella riprese a perseguitarlo, Lui la pregò di essere lasciato in pace, anche per il bene di Maricchia e arrivò persino a minacciarla di morte, ma lei incurante di ciò gli rispose: “ammazzami pure non me ne importa”. Nanni mentre zappava la vigna la vide venirgli incontro, staccò l’ascia dall’albero e la minacciò di ucciderla, ma lei continuò ugualmente ad avvicinarsi e venne uccisa senza opporre resistenza.

La descrizione della Lupa richiama i tratti della strega nell’immaginario popolare. Ma poteva un intellettuale illuminato come il Verga limitarsi a descrivere la follia di una disadattata? Sarebbe stata un’operazione molto banale. Voleva semplicemente scandalizzare la borghesia di Milano con qualche eccesso contro natura (che poi rischiava d’essere un mero artificio letterario), oppure voleva far vedere che al Sud poteva esserci qualcosa di sconvolgente, di inaspettato, qualcosa che in fondo poteva anche irretire la curiosità di qualche intellettuale benpensante, qualcosa che poteva far rientrare in gioco una realtà che la si voleva tenere ai margini?

Difficilmente una donna come la Lupa, di fronte alle sue esigenze erotiche sarebbe andata in depressione come le donne borghesi insoddisfatte dei loro mariti e costrette però, per convenienza, a recitare la parte che il loro ruolo imponeva. Nel descrivere la protagonista, Verga insiste soprattutto sugli occhi, le labbra, il volto della Lupa, cioè sugli aspetti fisici per sottolineare la sua forte sensualità.

La Lupa viene presentata sia direttamente dal narratore, sia, più indirettamente, da ciò che la gente dice e pensa di lei.

La novella è contrassegnata da un’atmosfera di violenza, durezza e drammaticità. Tale sensazione dipende dall’aspetto fisico dei personaggi, dall’ambiente in cui vivono e, infine, dalle loro reazioni a quanto accade.

Al contrario della madre, la figlia Maricchia non viene descritta dal narratore né direttamente né indirettamente: di lei non sappiamo se è bella o meno, se somiglia alla madre ecc.

Un elemento sul quale insiste il narratore è il potere demoniaco di seduzione della protagonista: la Lupa sembra infatti una creatura dell’inferno, tanto è in grado di attrarre gli uomini a sé, fino al punto che essi non riescono più a liberarsi di questo maleficio.

Proprio una spiccata sicilianità connota le opere veriste verghiane: passioni forti, gelosie che portano a duelli o addirittura all’omicidio, paesaggi pieni di vita o assolati nella canicola estiva, abitanti popolani che abitano i paesi della costa o dell’entroterra, dediti alla pastorizia o all’agricoltura o alla pesca.

Verga costruisce attorno alla protagonista femminile un’aura infernale. Lo stesso nome, attribuito alla donna dal popolo, sembra prelevato dall’Inferno dantesco dove la lupa rappresenta la cupidigia: anche la gnà Pina è «sazia giammai – di nulla». Il campo semantico legato alla lupa e al cane prosegue in tutto il racconto: lei è «sola come una cagnaccia, con quell’andare randagio e sospettoso della lupa affamata». Il popolo affianca a quella donna anche l’immagine del demonio: la lupa ha gli «occhi da satanasso» e, poi ancora, leggiamo che «il diavolo quando invecchia si fa eremita». Per questo la gente si fa il segno della croce quando vede quella lupa che non va mai in chiesa, «né a Pasqua, né a Natale, né per ascoltar messa, né per confessarsi».

Se alla lettura di questa novella la borghesia del Nord, sul piano morale, ne usciva scandalizzata, pretendendo la censura del Verga; sul piano politico, invece, ne usciva riconfermata nell’esigenza della propria dittatura di classe, e allora il Verga doveva essere strumentalizzato in senso anti-meridionalista.

Per la borghesia del Nord non era in questione soltanto la relazione incestuosa che andava necessariamente biasimata, ma anche, più in generale, l’esperibilità esplicita dell’erotismo, basata sul puro istinto.

Facendo fare ai contadini del Sud la parte della borghesia priva di scrupoli etico-religiosi, Verga non solo non ha ottenuto consensi da parte della stessa borghesia, ma ha dato anche una rappresentazione falsata dei contadini del Sud, risultati vittime di tutto: del Nord, delle circostanze, delle passioni e del destino.

Giovanni Teresi

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Chi è Giovanni Teresi

Giovanni Teresi (03/11/1951, Marsala) è docente in pensione.

È scrittore benemerito dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli per le sue liriche in “Nuove Lettere”.

Dal 2011 è membro d’onore dell’Association Rencontres Européennes Europoésie con sede a Parigi e Presidente della Delegazione francofona in Sicilia “Marius Scalési”.

Ha collaborato con la Rivista Latinitas in Civitate Vaticana. È’ Presidente del Punto Centrum Latinitatis Europae di Marsala, Associazione Culturale con sede ad Aquileia.

Dal 12 Novembre 2017 è Accademico di Sicilia per la Letteratura. Il 23 Luglio 2018 gli è stato conferito il Premio Nazionale Liolà – Tributo a Luigi Pirandello.

È socio onorario dell’Ottagono Letterario di Palermo. Come pittore e scultore è inserito nel Catalogo IoArte 2019 con diverse sue opere. Fa parte del Centro Accademico Maison d’Art di Padova, e la responsabile Cav. Carla D’Aquino Mineo, critica d’arte, ha selezionato alcune sue opere sia pittoriche che scultoree per l’Archivio Storico delle Arti Italiane e per l’Albo d’Oro dei Maestri d’Oggi.

La sua opera pittorica Paesaggio rustico siciliano, pittura ad olio su legno, è inserita nell’Invito al Collezionismo gestito dal sito dell’Accademia Maison d’Art.

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