Ven. Lug 3rd, 2020

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Associazione per la Promozione della Scienza dell'Educazione e della Cultura O.d.V.

I botroidi della costa salentina

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Testo e foto di Gabriele Spedicato

Pietra antropomorfa "affollamento"

Un anno fa l’amico Antonio Carlino, presidente dell’A.S.S.A. di Acaya, mi fece conoscere un luogo della costa salentina caratterizzato dalla presenza preponderante di pietre dalle forme tondeggianti molto particolari, oserei dire antropomorfe. Ve ne erano di diverse dimensioni e dunque di diverso peso: dalle più piccole, leggere e maneggevoli, a veri e propri blocchi, pesanti e impossibili da sollevare.

Pietra antropomorfa "donna seduta"

Da allora ho iniziato a cercare maggiori informazioni sulla natura e sull’origine di queste pietre e ho scoperto che dagli studiosi sono chiamate botroidi. Sono un tipo di rocce sedimentarie, di variabili dimensioni e dalla forma a grappolo (proprio questo è il significato della parola botroide), caratterizzate dall’assenza di una struttura interna.

Pietra antropomorfa "tre donne e un bambino"

Secondo il prof. Gian Battista Vai, direttore del Museo Capellini dell’Università di Bologna, queste pietre sono “uno dei tanti tipi di concrezioni e si formano per circolazione subacquea e capillare di acque arricchite in carbonato di calcio o altro sale precipitabile all’interno degli interstizi del sedimento, in corso di compattazione.” Riguardo alla loro età i botroidi studiati sembrano risalire al Pliocene e al Miocene.

Pietra antropomorfa "coppia con figli"

Il primo a studiare questo tipo di concrezioni in Italia è stato il naturalista bolognese Ulisse Aldrovandi. Nei suoi quattro libri “Musaeum metallicum”, pubblicati nel 1648, sono presenti delle tavole raffiguranti botroidi provenienti dal Rio delle Meraviglie, un piccolo corso d’acqua nei dintorni di Bologna. Dei botroidi facenti parte della sua collezione oggi ne restano ben pochi, visibili al Museo a lui dedicato a Palazzo Poggi (Università di Bologna).

Pietra antropomorfa "abbracci"

Negli anni Sessanta un noto ricercatore bolognese, Luigi Fantini, trovò strani agglomerati rotondeggianti composti di sabbie cementate lungo il Torrente Zena in Emilia Romagna. Oggi questi reperti sono conservati a Tazzola in Val di Zena, all’interno di un’antica stalla restaurata con la terra cruda, dove è stato allestito un percorso espositivo.

I botroidi, dunque, non si trovano solo da noi in Italia ma in diverse parti del mondo: Cile, Libia, Patagonia, Alaska, etc.

Preferisco non rivelare la posizione del sito salentino al fine di salvaguardarlo da una smoderata frequentazione di massa e da eventuali atti vandalici.

Sitografia di riferimento:

  1. https://www.parcomusealedellavaldizena.it/
  2. http://www.alexstrekeisen.it/sedi/carbonatiche.php
  3. http://www.terreincognitemagazine.it/quando-la-natura-diventa-arte-botroidi-e-cogoli-dellappennino-bolognese/

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