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Scheda del referendum 2 giugno 1946 a sinistra il simbolo della repubblica e a destra quello della monarchia
Scheda del referendum 2 giugno 1946

Di Stefania Carofalo

Il 2 giugno 1946 l’Italia è chiamata a votare per il Referendum: monarchia o repubblica, per definire la forma di stato nazionale dopo la seconda Guerra Mondiale, e per votare i componenti dell’Assemblea Costituente che aveva il compito di scrivere la nuova carta costituzionale.

Grande è l’affluenza alle urne e finalmente anche le donne possono esprimere la loro preferenza il 2 e il 3 giugno 1946. Il popolo ha una grande responsabilità per il futuro della nazione: una scelta che cambierà la loro vita.

Donne votano per la prima volta
Partecipazione delle donne al voto sul Referendum del 2 – 3 giugno 1946

Il 10 giugno dalla Corte di Cassazione furono comunicati i dati delle preferenze degli italiani: 12.717. 923 voti favorevoli alla repubblica e 10.719.284 quelli favorevoli alla monarchia.

Si assiste a un divario molto forte e il territorio nazionale è diviso nettamente: le preferenze per la repubblica sono numerose a nord con il 66,2% mentre la monarchia è la scelta del Mezzogiorno con il 63,8%.

Elenco delle regioni italiane con le preferenze su repubblica e monarchia
Elenco delle preferenze delle regioni sul referendum

Non mancarono le proteste e le denunce di brogli elettorali dai sostenitori della monarchia che, però, non furono mai provati.

Lecce vota monarchia con 449.299 preferenze mentre la repubblica raggiunge appena 148.872 voti.

L’Assemblea Costituente il 28 giugno 1946 nomina Enrico De Nicola capo provvisorio dello Stato al primo scrutinio.

Nasce la Repubblica Italiana e dal tricolore viene rimosso il vessillo dei Savoia.

Dal 1° gennaio 1948, con l’entrata in vigore della nuova Costituzione della Repubblica, Enrico De Nicola assunse le responsabilità della carica di primo Presidente della Repubblica Italiana.

Discorso del 15 luglio 1946, all’Assemblea Costituente del Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola:

«Giuro davanti al popolo italiano, per mezzo della Assemblea Costituente, che ne è la diretta e legittima rappresentanza, di compiere la mia breve, ma intensa missione di Capo provvisorio dello Stato inspirandomi ad un solo ideale: di servire con fedeltà e con lealtà il mio Paese. Per l’Italia si inizia un nuovo periodo storico di decisiva importanza. All’opera immane di ricostruzione politica e sociale dovranno concorrere, con spirito di disciplina e di abnegazione, tutte le energie vive della Nazione, non esclusi coloro i quali si siano purificati da fatali errori e da antiche colpe. Dobbiamo avere la coscienza dell’unica forza di cui disponiamo: della nostra infrangibile unione. Con essa potremo superare le gigantesche difficoltà che s’ergono dinanzi a noi; senza di essa precipiteremo nell’abisso per non risollevarci mai più. I partiti – che sono la necessaria condizione di vita dei governi parlamentari – dovranno procedere, nelle lotte per il fine comune del pubblico bene, secondo il monito di un grande stratega: Marciare divisi per combattere uniti. La grandezza morale di un popolo si misura dal coraggio con cui esso subisce le avversità della sorte, sopporta le sventure, affronta i pericoli, trasforma gli ostacoli in alimento di propositi e di azione, va incontro al suo incerto avvenire. La nostra volontà gareggerà con la nostra fede. E l’Italia – rigenerata dai dolori e fortificata dai sacrifici – riprenderà il suo cammino di ordinato progresso nel mondo, perché il suo genio è immortale. Ogni umiliazione inflitta al suo onore, alla sua indipendenza, alla sua unità provocherebbe non il crollo di una Nazione, ma il tramonto di una civiltà: se ne ricordino coloro che sono oggi gli arbitri dei suoi destini. Se è vero che il popolo italiano partecipò a una guerra, che – come gli Alleati più volte riconobbero, nel periodo più acuto e più amaro delle ostilità – gli fu imposta contro i suoi sentimenti, le sue aspirazioni e i suoi interessi, non è men vero che esso diede un contributo efficace alla vittoria definitiva, sia con generose iniziative, sia con tutti i mezzi che gli furono richiesti, meritando il solenne riconoscimento – da chi aveva il diritto e l’autorità di tributarlo – dei preziosi servigi resi continuamente e con fermezza alla causa comune, nelle forze armate – in aria, sui mari, in terra e dietro le linee nemiche. La vera pace – disse un saggio – è quella delle anime. Non si costruisce un nuovo ordinamento internazionale, saldo e sicuro, sulle ingiustizie che non si dimenticano e sui rancori che ne sono l’inevitabile retaggio. La Costituzione della Repubblica italiana – che mi auguro sia approvata dall’Assemblea, col più largo suffragio, entro il termine ordinario preveduto dalla legge – sarà certamente degna delle nostre gloriose tradizioni giuridiche, assicurerà alle generazioni future un regime di sana e forte democrazia, nel quale i diritti dei cittadini e i poteri dello Stato siano egualmente garantiti, trarrà dal passato salutari insegnamenti, consacrerà per i rapporti economico-sociali i principi fondamentali, che la legislazione ordinaria – attribuendo al lavoro il posto che gli spetta nella produzione e nella distribuzione della ricchezza nazionale – dovrà in seguito svolgere e disciplinare. Accingiamoci, adunque, alla nostra opera senza temerarie esaltazioni e senza sterili scoramenti, col grido che erompe dai nostri cuori pervasi dalla tristezza dell’ora ma ardenti sempre di speranza e di amore per la Patria: Che Iddio acceleri e protegga la resurrezione d’Italia!»

In tre video il racconto di quei giorni.

“L’Italia alle urne”
Estratto da “Un salto nel buio” da “Archivio audiovisivo della Democrazia Cristiana”
“Il Referendum” Istituto Luce

Oggi il ricordo dell’entusiasmo dei nostri avi per cambiare in meglio la qualità della vita, deve darci la forza per vincere la guerra contro il covid 19 in virtù della caratteristica del popolo italiano che è di avere genio e capacità.

Stefania Carofalo

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