Ven. Ott 23rd, 2020

A P S E C

Associazione per la Promozione della Scienza dell'Educazione e della Cultura O.d.V.

Anna Maria Nuzzo presenta il suo primo libro “Ti ricordi il biancospino?” l’8 e il 9 ottobre

Attendevo con ansia queste due date, sognando e fantasticando quanto sarebbe stato bello per me trascorrere qualche ora insieme a voi e alle mie poesie. Pazienza, saprò farmene una ragione, soprattutto con l’auspicio, rivolto al mondo intero, che quanto sta avvenendo intorno a noi, possa quanto prima cessare.

Tornando al mio libro vorrei solo dirvi due parole, per poi lasciare lo spazio a coloro che mi sono stati vicino, sostenendomi e incentivandomi a realizzare questa mia prima opera editoriale, che ringrazio dal profondo del mio cuore.

Sfogliando le pagine del mio libro, le poesie sono volutamente senza titolo, affinché possano scorrere libere e senza vincoli nell’animo di chi le legge. Questa è una raccolta di riflessioni libere, riflessioni rimaste sospese, incerte, disorientate, senza appoggio. Versi lasciati portar via dalla corrente senza sapere dove avrebbero condotto.

Da sempre ho amato l’arte, e ho scelto la Poesia come espressione della mia personalità.

Anna Maria Nuzzo

Poesia 15

Una foglia che muore

è un grido secco

senza rumore.

Il vento gioca

in un girotondo continuo

poi cade, urta

frammentandosi il viso.

E così tante cose scompaiono

qualcosa finisce

e altre ancora rinascono.

Poesia 22

Il cielo si riempì di poesia

dimenticandosi del sole

della luna delle stelle.

Scagliò una bottiglia d’inchiostro

chiuse gli occhi

come una pesante coperta di lana

piangendo

tutto il suo pianto.

Recensioni di

Maurizio Nocera – Scrittore

La poesia di Anna Maria Nuzzo si muove come una nube sospesa nel vuoto in un soffice strato di cielo sereno. Il suo sguardo si addolcisce quando lo rivolge alle tenerezze dell’infanzia e sospira pensando a quello che sarà il domani.

Nella sua poesia c’è cielo, mare, vento, silenzio, frammenti di care memorie, adesioni, amori. C’è pace e c’è pure afflato di una nuova umanità che vuole sopravvivere all’inesorabilità della determinatezza della vita.

Nella sua poesia non ci sono parole di odio, non di disprezzo, non di distinguo, ma affetti che si possono cogliere come frutti maturi da un albero del tempo sempre verde.

E’ difficile distillare solo alcuni versi da queste liriche elencate nei titoli da una rigida numerazione aritmetica: sono tutti belli, dolci, avvolgenti, suadenti, amabili ninne nanne che ti aiutano a risanare le ferite della mente.

Le poesie sono volutamente senza titolo, affinché possano scorrere libere e senza vincoli nell’animo di chi le legge. Questa è una raccolta di riflessioni libere, riflessioni rimaste sospese, incerte, disorientate, senza appoggio. Versi lasciati portar via dalla corrente senza sapere dove avrebbero condotto.

Marcello Buttazzo – Poeta

Lampi di poesia ritrovo pienamente nella mia amica Anna Maria Nuzzo.

Anna Maria ha raccolto i suoi versi in una silloge dal titolo “Ti ricordi il biancospino?” (Edizioni Spagine- Lecce) a cura di Maurizio Nocera. Ho letto con piacere lo scritto della mia amica, attratto dalla linearità dei suoi versi, privi di orpelli e di barocchismi superflui. Al contempo, la sua scrittura è elegante, bordeggiata ai margini e dentro un mondo interiore, pullulante di accadimenti, di dolori, di gioie. In “Ti ricordi il biancospino?”, s’appalesa una parte dell’universo intimo dell’Autrice. La sua infanzia s’accende d’una bambina curiosa, che giocava sull’altalena. I suoi amori sono dolci, delicati; la Natura, il sole, le stelle, vorticano con grazia in uno spazio definito e in un tempo clemente. Anna Maria, come ha scritto Maurizio Nocera, non esprime mai parole d’odio, di risentimento, di disprezzo. La sua è poesia della consapevolezza, della bellezza umana. Certo, a tratti, compare anche il dolore, traversato in certi frangenti. Ma non è mai un dolore paralizzante, invalidante. Lei ha saputo metabolizzare e trasformare il travaglio in nuove aurore, in gioia di vivere. Ed anche la rabbia e tutta la costellazione di sentimenti umani vengono respirati ampiamente, a pieno regime, dalla nostra Autrice. Ma la sua è, ovviamente, rabbia costruttiva, ossia quell’ardire che ti fa indirizzare le storie (ogni storia con la sua caratterizzazione precipua), nei meati d’una ambita creatività. I suoi versi sono una preghiera laica e spirituale, un rosario di parole misurate, contegnose. 

Carlo Giuntoli

«… un incredibile cammino che diventa una meta di coraggio»

La metafora del ponte, il ponte che unisce e mette in relazione, rimane ancora una sorta di antidoto, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra contingente e fame di comunicazione (intesa come ricerca di risposte) e banalmente nella definizione del concetto di un reale spazio proprio: permette se non altro di riflettere su quante volte siamo portati a confondere il rapporto tra un’esperienza che viviamo con le semplici sensazioni che riusciamo a cogliere.

Nella poesia di Anna Maria balza prepotentemente agli occhi proprio questo aspetto, nel suo solo apparente stile intimistico, reclama invece a gran forza la dignità dell’essere elemento dell’universo, e nel declamare le interazioni tra gli elementi e nella descrizione delle forme di ascolto possibili, riconduce ai ruoli naturali i vari elementi, la sensazione che ritorna ad essere il punto di contatto, l’esperienza come momento di fusione, e la costruzione dell’esperienza, in cui la reciprocità ha il ruolo di fissarne il significato.

“La bellezza è in ciò che Manca/ come la pause di silenzio/ nel canto di un uccello/ di una melodia tra una nota e l’altra”. 

Pompeo Maritati – Presidente APSEC-LECCE

La poesia nel tempo è stata definita la musica della letteratura e per me le sue parole, susseguendosi e accavallandosi, altro non sono che i colori che caratterizzano l’opera di un pittore. C’è chi esprime la sua poesia con le note musicali e chi invece con la pittura. C’è chi invece, come Anna Maria, con le parole pare voglia dipingere i suoi pensieri, accompagnandoli con un dolcissimo sottofondo musicale che a volte stride.

I versi che leggiamo in questa sua prima esperienza editoriale hanno un pregio: non ti lasciano indifferente.  La Poesia di Anna Maria la definirei pudica, versi in punta di piedi, quasi non volesse mettersi in mostra. Una poesia dalla quale il lettore, anche quello occasionale, leggendo alcuni suoi versi è costretto a fermarsi, a riflettere e in qualche circostanza anche a ……. sognare.

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