Lun. Ago 3rd, 2020

A P S E C

Associazione per la Promozione della Scienza dell'Educazione e della Cultura O.d.V.

A Velentino De Luca e i lampadari di Santa Croce

Di Marcello Seclì.

A un anno dalla morte, sono ancora  molti gli amici e conoscenti che lo ricordano con stima ed affetto per l’impegno civile e per il modo di essere – se pur a tratti spigoloso – sempre distinto e rispettoso verso chiunque.

Se gli anni della malattia lo hanno limitato nel suo adoperarsi sulle tante tracce della storia di Lecce e del Salento (a volte “trascurate” anche dalla cosiddetta “intellighenzia”), la puntigliosità e la passione che lo caratterizzavano erano rimaste inalterate, anche perché fiducioso che il “nemico” non avrebbe vinto.

Bibliotecario per quasi quarant’anni dell’Università del Salento, Valentino De Luca l’ho conosciuto prima per i suoi interventi sulla stampa locale e poi in vari appuntamenti culturali su temi che ci accomunavano (dove non mancava il suo contributo al dibattito e all’approfondimento) e per cui fu quasi naturale ritrovarci – nel corso dell’ultimo decennio – all’interno del Gruppo di Lecce di Italia Nostra.

In quelle occasioni costanti erano i suoi solleciti per dare la giusta attenzione ai tanti “segni della storia” come le lapidi commemorative e le effigi dei personaggi presenti sugli spazi urbani, ma anche su fatti e figure dimenticate o trascurati, come ad esempio i 132 leccesi deceduti per cause belliche tra il 1911 e il 1926, i cui nomi non sono presenti sulle lastre marmoree del Monumento dei Caduti e per la cui integrazione Valentino con particolarmente determinazione si stava adoperando.

Per questo impegno civile e culturale, per la passione e il disinteresse che lo animava, la Sezione Sud Salento ha ritenuto doveroso ricordarlo il 23 novembre scorso (nella serata di apertura a Lecce della manifestazione “Identità Salentina” che si è svolta presso il Teatrino del Convitto Palmieri) con la video-proiezione “La passione e l’impegno per la conoscenza della storia” (curata da Eugenio Imbriani, Pompeo Maritati, Maurizio Nocera e da chi scrive) e con gli interventi dello stesso Imbriani, di Emanuele Lasalandra e di Giacinto Urso.

Tra gli argomenti su cui Valentino si interessava da tempo (in questo caso con maggiore riservatezza) era quello sull’attività artistica dello zio acquisito Vito Bascià (*San Cesario di Lecce1903,  + Lecce1991), che aveva operato a Lecce – tra gli anni ‘20 e ’30  – nella sua bottega di Via Guglielmotto d’Otranto, realizzando prestigiosi manufatti in ferro battuto che sono ancora visibili a Lecce presso Palazzo Carafa, il Palazzo dei Celestini, l’ex Ospedale “Spirito Santo”, la Casa del Mutilato, la Confraternita della SS. Trinità del Cimitero, l’Hotel Santa Chiara, il Palazzo Foscarini-Orlandi, il Palazzo Carrozzini e in molti altri edifici privati, nonché in Santa Croce con la realizzazione dei 14 lampadari collocati tra le splendide arcate della basilica.

Basilica di Santa Croce i lampadari

Vito Bascià fu infatti uno dei protagonisti del fiorente e qualificato artigianato-artistico nella lavorazione dei metalli che si era sviluppato a Lecce tra la seconda metà dell’800 e la prima del ‘900 e – non a caso – diverse sue opere vennero pubblicate sul n.1 del 1932 della rivista quindicinale “l’Artista Moderno” edita a Torino. 

Possiamo essere certi che per questo lavoro di ricerca sull’attività artistica di Vito Bascià, Valentino De Luca lo avremmo visto oggi in prima fila sulla vicenda dei 14 lampadari di S. Croce che appena un mese fa sono sati impropriamente rimossi; questa sarebbe stata per Valentino De Luca un’altra delle sue battaglie civili convinto che è un dovere di tutti difendere i segni della storia ed il lavoro di chi si è adoperato per la bellezza e per la cultura del nostro territorio.

Anche per questa ragione oggi, nell’anniversario della sua scomparsa, il miglior modo di ricordare Valentino da parte di tutti gli amici e di quanti altri lo hanno conosciuto e stimato non può essere altro che quello di adoperarsi perché i lampadari della Basilica di Santa Croce ritornino ove, per quasi novant’anni, sono stati collocati.

                                                                             Marcello Seclì

                                                 Presidente Italia Nostra – Sezione Sud Salento

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