“L’intagliatore di bastoni” un libro di Pierfranco Bruni

E’ con immenso piacere che dedichiamo al Prof. Pierfranco Bruni e al suo ultimo lavoro editoriale “L’intagliatore di bastoni” lo spazio settimanale del libro in evidenza. La presentazione del suo libro, qui di seguito riportata, è stata curata dalla Prof.ssa Maria Teresa Alfonso, peraltro pubblicata in data odierna sulla Gazzetta del Mezzogiorno.

E’ questa una gradita occasione per ringraziare il Prof. Pierfranco Bruni per la preziosa collaborazione prestata al nostro sodalizio.

Quando entri in un libro di Pierfranco Bruni vieni trasportato da una forza liberatoria, che ha in sé la parola sognante l’amore e per questo la sua poetica non finirà mai di stupire.

“L’Intagliatore di bastoni” (Passerino editore) prende il posto dello sciamano, passando attraverso il cappellaio magico e il ladro di profumi, ma il mito continua a fluttuare e ad intrecciarsi con la poesia d’amore:

“Non so se sei Circe o sei stata Calipso non certo Nausica… Cantami come una dea e danzami come Salomè nella luce del bosco…”.

Ma in questi passaggi rimane in ogni personaggio la metafora dell’Aquila: “Tutto è un passaggio di aquila nel cielo azzurro mentre suona un Notturno sulle ali del silenzio…”.

Nella sua produzione poetica l’autore personifica la figura di una “donna”per trarne ispirazione, dove idealizzazione e desiderio si traducono nella malinconia dell’Io alla ricerca di ciò che è stato o che sarà.

Leggere la poesia di Bruni porta il lettore a ritrovarsi in versi liberi di varia lunghezza, in cui la musicalità e le parole diventano ritmo quasi ossessivo per sfiorare l’inconscio e riversarsi sull’amore:

“ Il nostro amore segreto non è più segreto amore. Ha parole di vento forse di vetro cocci di farfalle aghi appuntiti …”.

Il mondo poetico di Bruni crea un coinvolgimento in cui emergono immagini non estranei al lettore: il senso delle emozioni, il sogno che tocca la realtà, la donna amata.

Nel corso della sua produzione poetica l’autore cerca, calandosi nel suo profondo, il senso dei suoi moti dell’anima, indispensabili per la nascita della scrittura, in cui l’ispirazione è data dalla “donna“.

In ogni verso dell’Intagliatore di bastoni si riconosce l’aria malinconica in cui l’oggetto del desiderio rimane nel ricordo, oserei dire quasi viene negato.

“Non so se sei soltanto un’attesa o un appunto nel cerchio delle lune o un volo di vento //Tra un tuo sguardo le mie labbra…Come pensiero che sfugge alla clessidra ti resterò nella sabbia dei tuoi passi…”.

Queste parole rompono il silenzio e vanno verso spiaggie dimenticate. I baci, le carezze,gli incontri guidati da un destino che resta mistero, si intrecciano al dolore del distacco.

“A parlarne è un incrocio di tempo dalle ore separate e il filo di un racconto che recita i nostri ricordi…”.

L’amore si alimenta della sua stessa essenza e contornandolo con parole di poesia diventa sogno,tutto questo consente di superare gli ostacoli per giungere alla “Illuminazione”.

Il bisogno di amare si calma quando l’amore diventa essenza lasciando che il sogno si incarni:

“Il nostro amore ha il mistero inviolabile dei segreti come un segreto amore che dell’amore ha il segreto…”.

Proseguendo nella lettura dell’Intagliatore di bastoni i versi senza pausa, ma liberi, si rincorrono vorticosamente nella sfera dei sentimenti: angoscia, pazienza, malinconia, stanchezza, attesa, solitudine, per giungere alla gioia dell’amore o meglio alla sua pazzia.

“La principessa e il principe sono una favola e il resto è un’avventura e se cade una stella sulla pietra nera ricordati che diventerai o sale o pazzia“.

Ritorna in questo libro di Pierfranco Bruni l’immagine dello specchio, quando il ricordo della sua città incontra la malinconia della lontananza:

“A quest’ora tarda ti penso.Cosenza è uno specchio d’anima. Colgo dalla tua voce il mio accento di esistenza in pazienza d’epoche…”.

Ed ancora: “ Di notte Cosenza ha riflessi di pazienza antica tra luci che raccontano storie…”.

Il discorso-monologo crea immagini dove un bacio, tanto desiderato, pare quasi fuori dal tempo. Non esiste più un tempo e uno spazio per la malinconia, ma la lontananza che consentirà al sogno di vivere:

“Ti lascio non il beneficio dell’inventario ma il viaggiare malinconico che ha trame stregate o divine e tu resterai con la solitudine a giocarti la vita e la morte la persuasione o la provvidenza mentre io farò…”.

Baci, immagini di luce, attimi di amore, attese, si perdono nel terreno della realtà per ritrovarsi nel sogno di un uomo dove la passione sconvolge il suo animo inquieto, quindi l’ideale supera le barriere che separano i sogno dalla realtà, in un canto di immagini d’amore:

“Parlami con il soffio delle tue parole. Hanno più sensualità delle mie mani sul sul tuo seno. Eppure questo amore non è un esilio”.

Maria Teresa Alfonso

APESEC-LECCE

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