Di Pompeo Maritati

Abbiamo oramai perso il conto dei giorni trascorsi in quarantena. Non ricordo se oggi è giovedì o venerdì. Dalla finestra guardo la strada vuota, ops, scusate, vedo passare un gatto bianco e nero, il suo andamento è guardingo, quasi incredulo di ritenersi l’unico passante occasionale.

Come se non bastasse la già opprimente sensazione di reclusione forzata,  ci si è messo anche il Padre Eterno,  che da quando è iniziata la quarantena obbligatoria, ci sta regalando, penso a dispetto, giornate bellissime. Risplende e riscalda uno splendido sole alle soglie della primavera. Non un giorno di pioggia e tanta, tanta voglia di uscire e passeggiare in riva al mare o, a piedi nudi, in una campagna in fiore.

L’evoluzione tecnologica, per fortuna, ci ha regalato i computers, gli smart phone, i tablet che attraverso internet rendono meno isolata la nostra reclusione domiciliare.

Trascorriamo il nostro tempo alla ricerca dei sogni abbandonati in qualche cassetto, dando un peso valutativo diverso da quello dato alcuni anni o decenni fa, alla luce di questa straordinaria quanto tragica ed esclusiva esperienza.

Riflettiamo e ci rammarichiamo  per il tempo sprecato, e perché no, a tutte quei bivi che la vita ci ha presentato e dove scegliemmo, ahinoi, il viottolo sbagliato.

Quello che ogni giorno comincia a pesare sempre di più è la mancanza dei contatti umani, di una stretta di mano, di una pacca sulla spalla al caro amico e del classico bacetto sulla guancia delle nostre adorabile amiche. Cresce a dismisura il desiderio di chiacchierare, avendo i nostri interlocutori di fronte, meglio se davanti ad un buon pasto innaffiato da un altrettanto buon vino con cui brindare allegramente e spensieratamente insieme.

E’ riaffiorato il vecchio calore della famiglia, quando tanti decenni fa si ritrovava la sera, a cena, unita a raccontarsi lo svolgimento della giornata. I domiciliari forzati costringono genitori e figli a parlarsi un tantino di più e in non pochi casi ci si è resi conto di quanto questo chiacchierare sia così bello.

Ho la sensazione che la gente in questo particolare frangente stia iniziando a comprendere il valore delle piccole cose che,  nel giro di una notte, sono state cancellate da un semplice quanto drammatico decreto governativo. Scorrendo gli oramai innumerevoli messaggi, video e immagini, ovviamente tutti dedicati all’epidemia in corso, ci si accorge come tanta gente abbia smussato la propria malevolenza e ostilità, oggi, invece, più predisposta all’ottimismo e ad augurare il meglio anche a coloro che in altre circostanze probabilmente avrebbero fucilato all’istante.

La drammaticità dei bollettini sanitari, ogni giorno forieri di centinaia e centinaia di lutti, sta scuotendo a fondo le nostre coscienze, sino a ieri nichilisticamente orientate a sopraffare il nostro prossimo.

Sta iniziando ad affiorare quel sentimento che pensavo fosse stato cancellato dal nostro DNA, la Solidarietà. Meravigliose le catene di solidarietà atte a raccogliere fondi da destinare alla sanità pubblica, sino ad oggi il settore più maldestramente penalizzato dai fondi pubblici. Cosa dire della disponibilità personale ad aiutare il prossimo, gratuitamente e disinteressatamente, sempre nel rispetto delle restrizioni vigenti. E’ straordinario, quasi commuovente leggere frasi d’affetto, di comprensione, di sostegno, sui social network, sulle piattaforme di messaggistica varia.

In poche parole è’ scoppiato l’AMORE.

Lo ricorderemo come l’Amore al tempo del Coronavirus, perché una volta trovato il vaccino, basteranno poche settimane per rientrare nella normalità dei vecchi sentimenti materialistici e opportunistici.

Però, questa sera, non mi va di concludere con una nota di pessimismo, vorrei invece dare spazio a una meravigliosa speranza, che questa immane tragedia ci insegni che AMARE è bello e che è straordinariamente umano, poter uscire di casa e abituarci a salutare il nostro prossimo, non solo con il buongiorno, o con una stretta di mano ma con un affettuoso abbraccio, quello di cui oggi tanto ne sentiamo la mancanza.

E se tutta la gente
Si desse una mano
Se il mondo finalmente
Si desse una mano
Allora ci sarebbe un girotondo
Intorno al mondo*

*Tratto dal testo della canzone “Girotondo intorno al mondo” di Sergio Endrigo.

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