Conosciamo Sant’Oronzo? Personalmente sapevo poco sulla storia del Santo Patrono di Lecce, ma due cose si le sapevo: è il protettore dei forestieri e ha impedito alla Peste di entrare in città, ma, entrando nella Basilica di S. Croce e osservando gli altari quasi come fossi una turista, con occhi attenti e curiosi mi soffermai al quinto altare a destra che è dedicato al Patrocinio di Sant’Oronzo e qui una bella tela votiva dalle dimensioni di 1.60 x 2.10 ritrae Il Santo Patrono seduto sulle nuvole nell’atto di benedire la città di Lecce racchiusa nelle sue mura. Sant’Oronzo veste abiti vescovili tra due angioletti uno dei quali sorregge il pastorale mentre l’altro sembra rafforzare l’atto di benedizione.

Quadro votivo di Sant’Oronzo – Basilica di Santa Croce in Lecce – Foto di A. Turco

La città è vista da Porta Rudiae e fuori le mura i devoti in segno di ringraziamento si inchinano al santo che ha protetto la città, e i paesi confinanti, dal terribile terremoto. I basso, sotto la scena, un cartiglio, che pensavo di leggere in latino mi stupì, era scritto in dialetto leccese antico! Ricorda l’accaduto in cui campeggia l’anno 1743 e la frase di devozione al Santo come se la cittadinanza intera volesse maggiormente far sapere la grandezza delle sue opere di grazia, oggi diremo una forma di pubblicità, mai avevo visto un cartiglio sui quadri. La frase è questa:

FOI S. RONZU CI NI LIBERAU

DE LU GRA TERRAMOTU CI FACIU

A BINTI DE FREBARU TREMULAU

LA CETATE NU PIEZZU E NU CADIU

IDDU IDDU DE LU CELU LA GUARDAU

E NUDDU DE LA GENTE NDE PATIU

E’ RANDE SANTU! MA DE LI SANTUNI

FACE RAZIE E MERACULI A MIGLIUNI

Fu S. Oronzo che ci liberò dai danni

del grande terremoto che avvenne

il 20 di febbraio tremò

tutta la città e non cadde neanche una pietra.

Lui lui dal cielo guardò (la città)

E nessuno tra la gente ne patì

E’ un grande Santo, ma dei più grandi

Fa grazie e miracoli a milioni.

Ho scoperto che il terremoto avvenne l’ultimo giorno di carnevale[1] alle 23,30 ebbe la durata di 7 minuti e fu accompagnato da densa fuliggine e seguito da minutissima pioggia , secondo la testimonianza di Emanuele Marco Buccarelli nelle sue “Cronache leccesi”[2] Nulla si sa dell’autore perché sulla tela non compare la firma, anche se la Diocesi di Lecce lo attribuisce a A.F. Serafino Elmo[3]

Di: Stefania Carofalo (Vice Presidente APSEC-LECCE)


[1] https://www.diocesilecce.org/per-saperne-di-piu-sul-patrocinio-di-s-oronzo/

[2] Evento citato nel libro di L.G. De Simone Lecce e i suoi monumenti , 1874. Nota 18 pag.349

[3] https://www.diocesilecce.org/per-saperne-di-piu-sul-patrocinio-di-s-oronzo/

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