Quando un poeta nasce sotto il canto delle onde del mare (Polignano a Mare) non può, una volta divenuto parlante, che essere cantante. Questo è accaduto a Domenico (Mimì, o Mimino, o Mimmo) Modugno (Polignano a Mare, 9 gennaio 1928 – Lampedusa, 6 agosto 1994), cantore moderno e stravagante erramondo con la chitarra in spalle e la fisarmonica a tracolla.

Dipinto di Massimo Marangio dedicato a Domenico Modugno "Volare"
Dipinto di Massimo Marangio dedicato a Domenico Modugno “Volare”

Si dice che, ancora adolescente, si fece subito cantante.

Si dice che furono i canti dei carrettieri ad ammaliarlo. I carrettieri del Sud, con i loro cavalli da tiro e i traini dalle enormi ruote ferrate, mitici eroi della dura fatica. Nelle ore mattutine si recavano al lavoro nei campi o sui cantieri delle cave di tufo per trasportare da un luogo all’altro i conci. Ed era in quei magici momenti di nenie mielose, feconde spose del risveglio aurorale, che il bambino Modugno ha ascoltato quelle voci e quei ritmi rimanendo fascinato.  Aveva appena 15 anni quando pensò di scrivere quei versi e musicarli.

Dipinto di Massimo Marangio dedicato a Domenico Modugno
"L'uomo in Frac".
Dipinto di Massimo Marangio dedicato a Domenico Modugno
“L’uomo in Frac”.

Si dice che fu anche attore. Poeta, cantante, quindi attore. Un personaggio come lui poteva non esserlo? Quanti sono i registi che l’hanno voluto interprete in 38 film per il cinema, in 7 per la televisione e in 13 per il teatro? Tanti. Addirittura, ad un certo punto, egli stesso si fece regista col film Tutto è musica.

La vita di Mimì è una storia di erramondo. In quante città non è stato: a Torino, Roma, New York, Washington, Atlantic City, Caracas, Coney Island, in Unione Sovietica, in moltissime altre città, e perfino in piccoli borghi di ogni parte del mondo. Tuttavia, una buona parte della sua vita l’ha vissuta in Puglia, prima a Polignano a Mare (Bari) (fino a 7 anni), poi a San Pietro Vernotico (Brindisi) (da 7 fino a 20-21 anni).

Dipinto di Massimo Marangio dedicato a Domenico Modugno
"Lu pisci spada"
Dipinto di Massimo Marangio dedicato a Domenico Modugno
“Lu pisci spada”

È nella città salentina che gli nacque nella mente quella sua prima idea di ciò che avrebbe voluto fare nella vita. L’ispirazione gli venne dalla frequentazione dei suoi compaesani, dall’ammirazione dei panorami salentini, soprattutto quelli marini, che gli fornirono la materia prima per quelle sue stupende poesie-canzoni, gonfie di sentimento, straripanti passioni, intrise di dolore e anche di morte. Quanti canti in dialetto sanpietrano (simile al siciliano di Messina), quanti amori osannati, quante storie cominciate, quante finite, alcune così così, altre bene, altre male.

Dipinto di Massimo Marangio dedicato a Domenico Modugno
Dipinto di Massimo Marangio dedicato a Domenico Modugno

Non è possibile citare qui i titoli delle sue 230 poesie-canzoni, dentro le quali c’è l’anima di Mimmo come effervescente uomo del Sud. Eppure qualche titolo occorre citarlo. Solo per dare un’idea. Ecco Lu pisce spada (Il pesce spada: amore e fedeltà), Lu minaturi (Il minatore: fatica e sudore), La sveglietta (gioia e risveglio), La donna riccia (La donna dai capelli arricciati: amore e capriccio), Lu sciccareddu ‘mbriacu (L’asino ubriaco: usi e costumi d’un popolo), Attimu d’amuri (Attimo d’amore: amore e passione), Strada ‘nfosa (Strada fangosa: difficile da percorrere), Resta cu me (Resta con me: sii fedele), Nisciuno po’ sape’ (Nessuno può sapere: nessuno può capire), Io, mammeta e tu (Io, tua madre e te: difficile fare l’amore se c’è di mezzo sempre tua madre).

E ancora: Nel blu dipinto di blu (conosciuta anche come Volare, scritta a due mani con Franco Migliacci), con la quale Modugno spiccò il suo leggendario volo d’angelo: angelo d’amore, angelo di vita; L’uomo in frack (altrimenti conosciuto come Vecchio frack: solitudine e suicidio); Notte di luna calante (l’amore che se ne va); Piove (purtroppo il tempo non è bello); Libero (dalla schiavitù della fatica fisica); e ancora Addio… Addio… (la tristezza dell’amore abbandonato); Stasera pago io (la pena per l’amore morto); Tu si’ ‘na cosa grande (Tu sei una cosa grande, cantata in napoletano), e Dio, come ti amo (un amore grande che non si può neanche immaginare); e Amara terra mia (coautrice Enrica Bonaccorti, struggente ricordo dell’amata terra). Infine: Cosa sono le nuvole?, con i versi di Pier Paolo Pasolini e la sua musica. Con Pier Paolo musicò anche i titoli dell’indimenticabile film Uccellacci e uccellini.

Dipinto di Massimo Marangio dedicato a Domenico Modugno
Dipinto di Massimo Marangio dedicato a Domenico Modugno
“Lu pisci spada”

Della sua collaborazione con Pasolini, Modugno ha scritto:

          «Il mio incontro con Pasolini fu bello. In un primo tempo voleva utilizzarmi per un’opera che doveva rappresentare alla Piccola Scala di Milano, cosa che poi non fece. Recitai invece nell’episodio Che cosa sono le nuvole?, e dal titolo del film nacque anche una canzone, che scrivemmo insieme. È una canzone strana: mi ricordo che Pasolini realizzò il testo estrapolando una serie di parole o piccole frasi dell’Otello di Shakespeare e poi unificando il tutto».

Mimmo ha vinto quattro Festival di Sanremo e un Festival della canzone napoletana. Prodigioso. Perché? Perché il suo verso-canto è profondo, struggente, nostalgico, legato alla madre Terra e all’umanità affranta. Nella poesia-canzone Lu Frasulino c’è tanto struggimento che non è possibile evitare il groppo alla gola. Nel cantarla, lo stesso Modugno è affranto dalla sventura del disgraziato sanpietrano incappato nella tela della Malasorte.

Dal momento in cui egli raggiunse il successo, i suoi tempi di vita si sconvolsero, tant’è che il suo sguardo di meridionale alla ricerca del bello si rattristò. Non si appannò invece la sua poesia-canzone, anzi s’innalzò verso vette ancora più pure: ricordi, lontananze, nostalgie, amore, passioni, sofferenze. Altro ancora. La vita allora gli diventò un vortice e il successo cominciò a non farlo dormire. Ma non dormì perché vanesio. No. Affatto. Al contrario. Non dormì perché desiderò ancora dare, donare ancora tutto se stesso al mondo, alla sua gente, mai dimenticando Polignano a Mare, mai dimenticando San Pietro Vernotico, la sua gente di Puglia, i suoi amici, le ragazze dell’adorata giovinezza. 

Sì, è vero, Mimmo Modugno è stato un cantante. Si dice un cantante vero. Ma soprattutto è stato un Poeta: un Poeta vero.

Dedicato a:

a Franca Gandolfi

che seppe essere

dolce e accogliente

col suo amato compagno

e

a Gianni Carluccio

che mi fece scoprire

Modugno come poeta

Le immagino si riferiscono a delle pitture realizzate con il bitume dal Maestro Massimo Marangio

Il pittore Massimo Marangio
Il Pittore Massimo Marangio

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