Una vecchia disputa sul Papa che per alcuni è stato il salvatore di migliaia di ebrei, per altri, invece, un complice dei nazisti. Le cronache giornalistiche sono zeppe di attività coordinate, progettate e sostenute dal Vaticano che hanno salvato migliaia di ebrei dalla persecuzione nazista.

Papa Francesco in merito ha disposto l’accesso libero agli archivi vaticani auspicando che si possa finalmente fare chiarezza.

Nel pieno rispetto delle altrui opinioni, ritengo che se encomiabile è stata la sua attività posta in essere per salvare tanti ebrei, è altrettanto deprecabile il suo silenzio. Se pur vero è che gli stessi nazisti chiusero più di un occhio sulle iniziative atte ad aiutare gli ebrei, pur di non inimicarsi il capo della chiesa cattolica, è deprecabile l’aver scelto la strada del silenzio, soprattutto in presenza di una chiara e inequivocabile ipocrisia degli americani e inglesi che rispetto alle deportazioni, girarono lo sguardo da un’altra parte, facendo finta di non sapere nulla.

Non dimentichiamo, tra l’altro, che prima dello scoppio della guerra, quando Hitler propose di lasciar partire gli ebrei dalla Germania, previo pagamento di una tassa, americani e inglesi se ne guardarono bene di aiutarli, in quanto preoccupati dei risvolti demografici.

Ecco perché ritengo che se Pio XII avesse pubblicamente denunciato al mondo intero, sin dal 1941 quanto già era chiaramente in atto ad opera del nazismo, non è improbabile che ciò avrebbe avuto un certo impatto nelle coscienze soprattutto degli anglo americani.

Un’ultima riflessione è sull’andazzo assunto dal Vaticano nel santificare quasi tutti i papi del secolo scorso, quale fosse un riconoscimento di fine carriera.

Pompeo Maritati

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